Comune di Santa Cristina D’Aspromonte

santakrisˈtinadasproˈmonte è un comune italiano di 705 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria.

Il territorio è eterogeneo: la zona bassa si contraddistingue per la presenza costante di uliveti
per la maggior parte secolari, mentre la zona alta è caratterizzata da distese di querce e lecci,e,
nelle vette più estreme, da pini, faggi e abeti.Parte del territorio rientra nel Parco nazionale
dell’Aspromonte. Il picco più alto è il Monte Scorda che ha un’altezza pari a 1572 m s.l.m.Poco
distante dall’abitato il territorio è attraversato da numerosi corsi d’acqua, i due più vicini sono il
Torrente Lago ed il Torrente Calivi (o Torrente Galati), che, dopo varie intersezioni, si uniscono al
fiume Petrace.

Il centro abitato di Santa Cristina d’Aspromonte sorge in una zona collinare della Piana di Gioia
Tauro a 514 m s.l.m. ed è situato nella parte più interna della costa settentrionale
dell’Aspromonte del versante tirrenico.

Origini del nome

L’origine del nome di Santa Cristina d’Aspromonte, di derivazione greca,può essere identificato
tramite due ipotesi:

  1. Nel VI secolo d.C. gli abitanti hanno assegnato il nome al loro paese in onore di Santa
    Cristina di Bolsena, appassionati dalla vita della Santa.
  2. Il nome gli è stato assegnato per la presenza del fiume Cristina che scorreva vicino al
    centro abitato.

Sito istituzionale:

http://www.comune.anoia.rc.it/

Storia

L’origine del paese è ancora oggi sconosciuta, ma la prima fonte scritta che documenta
l’esistenza del centro abitato risale al X secolo d.C., in un brano della Vita di Sant’Elia il
Giovane, nel quale viene riportato che il Santo visse per un periodo, tra l’880 ed il 902, nel
castello di Santa Cristina predicando la fede cristiana e profetizzando l’invasione dei Saraceni.
All’epoca quasi tutta la Calabria era governata dai Bizantini, i quali la suddivisero in “turme”;
Santa Cristina faceva parte della turma delle Saline che corrispondeva in parte con l’attuale
territorio della piana di Gioia Tauro. Per alcuni secoli Santa Cristina non comparirà in alcun

documento pubblico, a differenze dei suoi casali che risultano documentati in un atto di
donazione alla diocesi di Oppido.

Nel XIII secolo Santa Cristina riuscì a difendersi da numerosi attacchi grazie alle sue
fortificazioni. Durante il dominio Svevo, Fulcone Ruffo di Sinopoli, nipote di Pietro Ruffo e
capitano del suo esercito, nel 1255 si rifugiò a Santa Cristina per sfuggire all’attacco
dell’esercito di Manfredi che aveva assoggettato la Calabria tranne il castello cristinese e quello
di Motta Bovalina. Fulcone rafforzò le mura del castello, difatti Manfredi non riuscì ad invadere
Santa Cristina se non nel 1258 quando Ruffo si arrese.Nel 1269, grazie a Carlo d’Angiò,
Fulcone si riprese Santa Cristina dove governò fino al 1272, anno della sua morte. A lui, durante
la guerra tra Angioini e Aragonesi, seguirono gli altri membri della famiglia Ruffo Enrico,
Guglielmo e, dal 1462, Carlo.
Nella seconda metà del XV secolo Ferrante consegnò Santa Cristina e i suoi casali a Vincenzo
Malatesta di Aversa per poi venderli a Florio Ravarello per 2.000 ducati. Successivamente il
feudo di Santa Cristina fu separato definitivamente dalla Contea di Sinopoli e, sul finire del
secolo, fu acquistato da Carlo Spinelli per 3.000 ducati.Alla morte di Carlo, nel 1540, gli
successe il figlio Pietroantonio, al quale seguì il primogenito Carlo II nel 1554, che fu il primo
conte di Santa Cristina, elevato il 28 aprile 1559 da Filippo II. Nel 1565 Carlo II vendette la
Contea ed i casali a Pietro Giacomo Brancaleone, a patto che avesse avuto la possibilità di
ricomprarli, ma nel 1568 morì e nel 1570 il figlio, Scipione I, riscattò i beni del padre divenendo
così il secondo conte di Santa Cristina. Carlo, subentrato al padre Scipione I, fu proclamato
terzo conte nel 1604; alla sua morte, nel 1614, la Contea passò al figlio Scipione II. Nel 1659
Scipione II morì e gli successe il figlio Carlo Filippo Antonio. Nel 1684, dopo un’aspra contesa
con Pietro Taccone,Carlo Filippo Antonio fu costretto a cedergli il casale di Sitizano, già
staccatosi da Santa Cristina tra il 1666 e il 1670.
Nel 1711 Lubrichi, Paracorio, Pedavoli, Santa Giorgia e Scido, pur restando casali di Santa
Cristina, cercarono di amministrarsi autonomamente, per poi essere costretti a riconciliarsi. Nel
1714, quando Carlo Filippo Antonio morì, non avendo eredi, Santa Cristina e i suoi casali
passarono al nipote Scipione III, figlio di suo fratello Giovanbattista.Tra il 1715 e il 1738 Santa
Cristina perse il casale di Cuzzapodine a causa dell’estinzione della popolazione. Nel 1770
Scipione III donò la Contea al primogenito Giovanbattista II. Il 5 febbraio 1783 Santa Cristina,
come tutta la Calabria meridionale, fu colpita da un violento terremoto che la rase al suolo,
distruggendo anche il castello e le 7 chiese, e che causò la morte di circa 800 persone, più della
metà dell’intera popolazione. I sopravvissuti alla calamità si spostarono in un sito vicino,
chiamato “Scoffetta”, dove si stabilirono e formarono il primo nucleo del nuovo paese.
Con l’arrivo dei francesi e la conseguente abolizione del sistema feudale,[39] la famiglia Spinelli
mantenne Santa Cristina e i casali fino al 1806. Con il Decreto del 4 maggio 1811 Paracorio e
Pedavoli si separarono da Santa Cristina per diventare due comuni autonomi. Il 1o gennaio
1838 Scido e Santa Giorgia si divisero da Santa Cristina per formare un comune autonomo con
sede principale Scido. Con il Decreto no1795 dell’8 maggio 1864 Santa Cristina cambiò
denominazione in “Santa Cristina d’Aspromonte”. Il 16 novembre 1894 Santa Cristina fu colpita
da un terremoto, che causò morti e danneggiò le abitazioni. Negli anni successivi si
susseguirono diversi eventi sismici, uno nel 1905 e un altro nel 1907. Il più catastrofico fu però
quello del 1908, che danneggiò tutte le abitazioni, ma non causò morti. Durante la prima guerra
mondiale persero la vita 45 militari di Santa Cristina d’Aspromonte, mentre nella seconda guerra
mondiale ne morirono 23.

Monumenti e luoghi d'interesse