Comune di Campo Calabro

Campo Calabro è un comune Italiano di 4449 abitanti della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Origini del nome

Il suo nome deriva dal latino “campus”, ossia campo, con il significato anche di campagna. E’ diventato  comune autonomo a partire dal 1950, poichè , in precedenza, era stata la frazione montana più popolosa del comune di Villa San Giovanni, conosciuta anche come Villa San Giovanni superiore per distinguerla dal noto abitato posto giù a mare.

Abitato fin dall’epoca romana, come testimoniano i resti archeologici di contrada Chiusa d’Adorno, il territorio di Campo Calabro era attraversato dalla Via Popilia – Annia che da Melia raggiungeva lo Stretto. Frequentato anche in epoca bizantina, Campo fu parte, fin dall’epoca normanna, del feudo di Fiumara ma si andò delineando come comunità organizzata solo dalla prima metà del XVII secolo, epoca in cui è attestata la chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, poi eretta in parrocchiale nel 1701. Per tale culto nei documenti d’epoca il paese è menzionato come Campo della Maddalena, casale della baronia di Fiumara di Muro.

Dopo abolizione della feudalità, voluta dai Napoleonidi, Campo fu riconosciuto con legge n.14 del 19/01/1807 “università” nell’ambito del “luogo” di Villa San Giovanni. Il nuovo riassetto amministrativo della legge n. 922 del 04/05/1811 consolidò tale autonomia che fu confermata anche con la restaurazione borbonica. Interessato dalle vicende garibaldine, il comune mantenne la sua autonomia anche dopo l’Unità d’Italia quando assunse la denominazione di Campo di Calabria col R.D. n. 1795 del 08/05/1864, giusta delibera del Consiglio comunale del 30/12/1863.

Campo mantenne la sua autonomia fino al R.D. n. 1195 del 07/07/1927, con cui fu aggregato a Reggio di Calabria, assieme ad altri 13 comuni dell’area dello Stretto. Con la legge n. 1711 del 29/12/1932, dal 23 gennaio del 1933 il rione Campo di Calabria fu aggregato al ricostituito comune di Villa San Giovanni. Con la nuova denominazione di Campo Calabro, il borgo divenne comune autonomo con legge n. 15 del 05/01/1950, a seguito del distacco da Villa San Giovanni.

 

Informazioni:

Sito istituzionale:

www.www.comune.campocalabro.rc.it

La Storia

Abitato fin dall’epoca romana, come testimoniano i resti archeologici di contrada Chiusa d’Adorno, il territorio di Campo Calabro era attraversato dalla Via Popilia – Annia che da Melia raggiungeva lo Stretto. Frequentato anche in epoca bizantina, Campo fu parte, fin dall’epoca normanna, del feudo di Fiumara ma si andò delineando come comunità organizzata solo dalla prima metà del XVII secolo, epoca in cui è attestata la chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, poi eretta in parrocchiale nel 1701. Per tale culto nei documenti d’epoca il paese è menzionato come Campo della Maddalena, casale della baronia di Fiumara di Muro.

Dopo abolizione della feudalità, voluta dai Napoleonidi, Campo fu riconosciuto con legge n.14 del 19/01/1807 “università” nell’ambito del “luogo” di Villa San Giovanni. Il nuovo riassetto amministrativo della legge n. 922 del 04/05/1811 consolidò tale autonomia che fu confermata anche con la restaurazione borbonica. Interessato dalle vicende garibaldine, il comune mantenne la sua autonomia anche dopo l’Unità d’Italia quando assunse la denominazione di Campo di Calabria col R.D. n. 1795 del 08/05/1864, giusta delibera del Consiglio comunale del 30/12/1863.

Campo mantenne la sua autonomia fino al R.D. n. 1195 del 07/07/1927, con cui fu aggregato a Reggio di Calabria, assieme ad altri 13 comuni dell’area dello Stretto. Con la legge n. 1711 del 29/12/1932, dal 23 gennaio del 1933 il rione Campo di Calabria fu aggregato al ricostituito comune di Villa San Giovanni. Con la nuova denominazione di Campo Calabro, il borgo divenne comune autonomo con legge n. 15 del 05/01/1950, a seguito del distacco da Villa San Giovanni.

Il territorio

Il territorio di densità intermedia, appartiene alla zona altimetrica denominata collina litoranea. Il centro abitato si trova ad un’altitudine di 138 mt. sul livello del mare (misurato in corrispondenza del Municipio). La quota massima raggiunta nel territorio è pari a 495 mt. s.l.m., mentre la quota minima è di 50 mt. s.l.m. L’intero territorio del comune di Campo Calabro ha una superficie di 8.00 km2. Del Comune di Campo Calabro fanno parte le frazioni di Colosi, Campo Piale, Case Sparse, Matiniti, Matiniti I, Matiniti II, Matiniti Superiore, Musalà, Santa Lucia, Timpanari e Timpanari I.

Nel suo territorio è sorta da alcuni anni una zona industriale che risulta in espansione. Il comune è in forte interazione economica-sociale con la città di Reggio Calabria, dalla quale dista solo pochi chilometri.

Nel 2016 è stato aperto al pubblico un parco verde nei pressi del centro polifunzionale, dotato tra l’altro di giostre per bambini e di un servizio d’erogazione d’acqua potabile.

 

 

Arte e cultura

Monumenti e luoghi d’interesse

I Fortini Umbertini dell’area dello Stretto

Dopo la liberazione di Roma, il nuovo stato italiano doveva creare una propria organizzazione militare, sostituire i vecchi armamenti, allestire una vera flotta, definire le posizioni strategiche da fortificare; inoltre, le nuove scelte di politica espansionistica del Regno d’Italia imponevano la necessità di elaborare un piano generale delle fortificazioni, che tenesse conto di futuri ed ipotetici scenari di guerra.

Nell’ottobre del 1880, il Ministro della Guerra – Generale Milon – nominò una commissione permanente, presieduta dapprima da Luigi Mezzacapo ed in seguito da Giuseppe Salvatore Pianel, per completare lo studio ed elaborare il secondo piano generale delle fortificazioni, che avrebbe tenuto conto anche dei nuovi probabili teatri di guerra per una più efficace difesa dell’Italia peninsulare contro operazioni di sbarco. A questo fine, il Ministro indicava con urgenza i punti della costa tirrenica da fortificare, compreso lo Stretto di Messina. Circa la fortificazione di Messina, la Commissione riconobbe la necessità di studiarne la sistemazione per farne un luogo di riferimento e di rifugio sia per la flotta sia per le truppe assegnate alla difesa della Sicilia, nonché una testa di ponte per assicurare le comunicazioni dell’Isola con il continente. In questo luogo, punto di passaggio obbligato per il Mediterraneo settentrionale, lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano decise di realizzare un complesso di 24 fortezze che avrebbero costituito il limite invalicabile per il nemico. Il Regio Decreto del 7 Dicembre 1882 n. 1128 accoglieva in toto i suggerimenti della commissione e dichiarava di pubblica utilità la costruzione delle opere di fortificazione dello Stretto e della Piazza di Messina. Tale documento dava l’avvio alle procedure di esproprio delle terre ed ai conseguenti lavori di costruzione che da lì a poco lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano avrebbe portato a termine con la nascita di una ventina di strutture militari, in seguito denominati con l’appellativo di Forti Umbertini. Di questi forti, 15 vennero fatti costruire sulla sponda sicula e 9 sulla sponda calabra.

Nel periodo compreso tra il 1885 e il 1892, sia sul versante peloritano che su quello aspromontano dello Stretto di Messina, sorsero, a sua difesa, 24 fortezze per il posizionamento della cosiddetta “Artiglieria da costa”; quell’area, infatti, all’epoca era considerata uno degli elementi nodali della difesa nazionale oltre che punto nevralgico della navigazione commerciale nel Mediterraneo.

I Forti dell’area dello Stretto sono, nel lessico militare, manufatti appartenenti alla categoria delle “fortificazioni artificiali permanenti” disposte in modo tale da formare un sistema difensivo chiamato “campo trincerato” a forti e batterie staccate, collegati tatticamente fra loro, ideato come risposta dell’architettura militare allo sviluppo tecnologico delle artiglierie. Il sistema di difesa prevedeva dei forti staccati, per l’alloggiamento delle truppe, dei magazzini, dei depositi di munizioni e delle batterie intermedie di osservazione e collegamento.

L’architettura dei forti é stata fortemente condizionata dalle esigenze strategico-militari: realizzati prevalentemente a mezzacosta, per permettere un risultato più efficace alle artiglierie, hanno gli ingressi a sud-ovest; tutte le batterie sono orientate a nord-est ed hanno i terrapieni rivolti verso il mare, per controllare da un lato il movimento navale nello Stretto (verso la cui direzione erano posizionati gli obici da 280 millimetri con una portata di 7.000 metri) e dall’altro assorbire, con i terrapieni, gli effetti dei proiettili lanciati dai cannoni situati bordo delle navi attaccanti. Per ottimizzare la difesa da terra, le batterie sono state costruite con i fossati di gola, mentre le pareti dei muri di cinta sono state dotate di strette feritoie strombate per il posizionamento della fucileria. Il loro sistema di costruzione è basato su un’idea di mimetizzazione, che teneva conto dei mezzi bellici presenti all’epoca della loro ideazione: l’alloggiamento del forte veniva, infatti, ricavato scavando il fianco interno della collina e addossando ad esso la costruzione; in tal modo, il fianco esterno rimaneva inalterato alla vista dal mare e non dava adito ad alcun sospetto circa quello che in effetti nascondeva. Questo espediente faceva in modo di riservare alla costruzione un solo prospetto, quello interno dal lato del ponte levatoio; invisibili alla vista frontale, ma perfettamente individuabile alla vista zenitale, i forti risultavano pertanto del tutto inservibili nel caso di un attacco dal cielo. Parallelamente all’edificazione dei fortini é stata realizzata una ricca rete di collegamento con strade carrozzabili che, traversando zone di intensa bellezza panoramica, rendevano possibile l’attraversamento di monti e valli altrimenti irraggiungibili e che costituiscono ancora oggi, insieme ai forti, una risorsa ed un patrimonio storico-naturalistico di incommensurabile entità. Tre di questi manufatti di edilizia militare insistono nel territorio del comune di Campo Calabro, nella frazione Matiniti, sulle colline che sovrastano l’abitato. Presidiati da truppe dell’ esercito Italiano sino al 1984, i Fortini sono stati dismessi come strutture militari ed hanno subito un progressivo degrado dovuto all’interruzione dei lavori di manutenzione e da atti di vandalismo.

Forte Siacci

Tipo di opera staccata presenta la forma di un poligono di quattro lati, di forma trapezoidale, con fronte di gola lungo 205 metri e lato circa 80, completamente coperto di terra; il tracciato dipende dalla forma del terreno e dalla direzione nella quale devono tirare i pezzi di fiancheggiamento.

L’opera è circondata da un profondo fossato continuo, largo fino a dieci metri al fronte di gola, fiancheggiato da un rivestimento di controscarpa. Il fosso così costituito è l’ostacolo di maggior resistenza, di maggior durata e che presenta la maggior difficoltà all’avversario che tenta l’assalto dell’ opera. Il fronte principale è rettilineo, interrotto da un magazzino alla prova, completamente coperto da masse di terra. L’ampio fossato è oltrepassabile tramite un ponte elevatoio, che immette in uno spiazzale interno, indispensabile per le manovre militari. L’interno è strutturato in modo da lasciare in muratura scoperta solo i lati degli edifici esposti verso il fronte difensivo. Quasi tutti i locali sono collocati lungo la “magistrale” dell’opera (linea di perimetro), collegati internamente da corridoi passanti tutto lo sviluppo del forte e da una serie di scale e rampe, per permettere alle batterie di salire sui rampari. I locali nella cortina di gola sono sistemati a destra e sinistra dell’androne d’ingresso: qui si trovavano il comando, i locali degli ufficiali, camerate e dormitori, l’infermeria, le latrine, i magazzini ed i ripostigli; sotto di essi sono ricavati altri locali casamattati, per la difesa del fossato di gola. Ai fianchi del profilo si trovano le casamatte per mitragliere di fiancheggiamento del fossato e le caponiere. L’armamento classico di questo tipo di fortificazione consisteva in: quattordici postazioni di artiglieria sul fronte principale (dieci cannoni di medio calibro, 149G su affusto da difesa e quattro obici da 210G) e tre su ciascun fianco (cannoni da 120G), tutte collocate sulle piazzole dei rampari; quattro cannoncini 87B collocati sul fronte di gola e dieci mitragliatrici a due canne disposte nelle caponiere, tramite le quali si completava la difesa anche dalle aggressioni ravvicinate. Accorgimenti sofisticati e funzionali furono utilizzati per garantire la riserva d’acqua, l’isolamento delle polveri dall’umidità e facilitare il traino dei cannoni.

Dalla sua costruzione fino al giugno 2018 il bene è rimasto proprietà del Demanio Militare, ed utilizzato inizialmente come postazione di artiglieria da costa fino alla seconda guerra mondiale. Adibito a deposito munizioni fino al 1984, è stato successivamente dismesso.

Il Forte Siacci è stato dichiarato d’interesse culturale con Decreto ministeriale del 24-03-2016 e quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela della Parte II del Decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’area su cui insiste il forte è stata dichiarata di notevole interesse pubblico con D.M. del 19 giugno 1975 e pertanto è sottoposta a tutela paesaggistica, secondo quanto indicato dalla Parte III del Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’area è inoltre sottoposta a vincolo sismico di 1ª categoria.

Il Forte è di proprietà del Comune di Campo Calabro dal 2019 ed è stato sottoposto nello stesso anno ad un primo intervento di ripristino delle vie di accesso, dello sfalcio della corte interna, del fossato, dei terrazzi e della messa in sicurezza di due percorsi per i visitatori. Attualmente è visitabile limitatamente ai percorsi messi in sicurezza. Il Comune di Campo Calabro ha sottoscritto con MiBac e Agenzia del demanio un programma quadriennale per la sua rifunzionalizzazione e recupero ai fini turistici, storico-architettonici, museali. Dal 30 settembre al 4 ottobre 2022 Forte Siacci ha ospitato la “Biennale dello Stretto”.

Poggio Pignatelli e Matiniti Inferiore

Di dimensioni molto più ridotte rispetto al Siacci, Poggio Pignatelli presenta un fronte di gola lungo 116 metri, Matiniti Inferiore 141 metri, mentre i lati sono lunghi circa 65 metri in entrambi. Vi si accede tramite ponti elevatoi su fosso asciutto perimetrale, dove la scarpata è presidiata dal muro distaccato alla Carnot, con feritoie per fucilieri. Ai due angoli di spalla, arrotondati, sporgono le caponiere casamattate per il fiancheggiamento del fosso, provviste di fuciliere. L’ingresso, immette immediatamente sul terrazzo, dove venivano posizionate le artiglierie e dal quale, tramite rampe o scale, si scende al livello dei magazzini ed ancora più sotto ai ricoveri le cui finestre danno sul fronte di gola. Come per il forte Siacci, anche in questi forti é presente un sistema di aerazione, per i magazzini delle polveri, costituito da vespai e intercapedini.

Piazza Monumento 

Il Monumento ai Caduti di tutte le guerre , eretto nello spiazzo antistante l’edificio delle scuole medie, fra la via Tenente Galimi e la via Vincenzo Ranieri , è opera dello scultore reggino Giuseppe Prattico’ . Il monumento consiste in una struttura verticale composta da lastre di acciaio Corten ; lo scultore lo scelse per la peculiarità cromatica che questo speciale acciaio assume con varie sfumature autoproteggendosi dalla ruggine mediante una patina superficiale compatta. Le lastre si intersecano tra di loro per il lato lungo. Ciascuno degli otto elementi metallici riportato con l’ausilio del designer stilizzato e realizzato con la tecnica del traforo a sbalzo è dedicato rispettivamente al tema dell’ Incomprensione tra gli uomini, l’Ideale, la Speranza, la Lotta, l’Armistizio, la Prigionia, la Comprensione, la Pace . La struttura risulta poggiante in maniera sfalsata rispetto alla sua base che è invece realizzata con forme cubiche di calcestruzzo a vista ed è alta complessivamente 4,3 mt. . Sul lato del cubo di destra rivolto alla via Vincenzo Ranieri è riportata la scritta in lettere metalliche “LA LORO VITA PER NOI”, Campo Calabro, 1984 .