Comune di Laureana di Borrello

Loriàna in calabrese è un comune italiano di 4 557 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria

Il comune è situato a circa 270 m s.l.m.

Origini del nome

Il nome Laureana, secondo due studiosi del luogo, Giambattista Marzano e Fedele Fonte, deriverebbe dalla presenza delle celle dei monaci basiliani (in greco laure), attorno alle quali si sarebbe aggregato il primo nucleo abitato. Fonte ha affermato, infatti, che il toponimo significhi “terra ove abbondano le laure” o, rispettando l’origine bizantina, laures-ana: “sopra le laure”. Secondo un’antica credenza popolare, invece, il nome deriverebbe dalla presenza di un alloro gigante.

Nel 1863 il paese cambiò denominazione aggiungendo, al proprio, il nome di Borello (ulteriormente modificato in Borrello nel 1930), allo scopo di ricordare l’antico capoluogo del feudo che comprendeva Laureana e le sue frazioni, caduto in rovina e poi scomparso dopo i terremoti del Seicento e del Settecento.

Il toponimo Borrello deriva, probabilmente, dalle caratteristiche geomorfologiche del sito: bórro – burratello si riferisce, infatti, ad un luogo dirupato e scosceso in cui scorrono torrenti.

Sito istituzionale:

http://www.comune.laureanadiborrello.rc.it/

Storia

I primi secoli

Le origini di Borrello, e dei villaggi sulle cui piante originarie è situata l’odierna Laureana, dovrebbero risalire al IX e X secolo circa, quando le popolazioni delle malsane zone costiere, divenute eccessivamente insicure a causa delle sempre più frequenti incursioni saracene, si spostarono verso l’interno alla ricerca di terre più sicure e salubri.

Con i Normanni, intorno all’XI secolo, si introdusse il rito latino, e la diocesi cui era sottoposta Laureana venne spostata da Nicotera a Mileto (1093); Laureana rimase tuttavia, come Nicotera, al rito greco, mantenendo lingua, usanze e leggi bizantine. Attualmente Laureana si trova nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.

Con il feudalesimo entrò a far parte della contea di Borrello.

La contea

Divenuto casale di Borrello, Laureana seguì le sorti della contea. I primi conti furono Guglielmo d’Altavilla e sua moglie Adelizia. A questi succedettero il figlio Ugo e poi Malgerio, Ruggero, e Guglielmo.

Dopo la morte del re Tancredi, avvenuta nel 1193, le città di Calabria, tra cui Borrello, aprirono le porte all’imperatore Enrico VI che, fermatosi nella sua discesa in Puglia, invitò l’abate di MontecassinoRoffredo, a proseguire verso la Sicilia.

Nel 1230 la terra di Borrello passò sotto il governo di Gualtiero Appardo. Nel 1255 assistette alla lotta tra Manfredi e Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, il quale battuto più volte dovette ritirarsi. Borrello restò per un altro decennio sotto il dominio degli Svevi, fino all’arrivo nel 1265 di Carlo d’Angiò e Appardo venne sostituito da Ugo di Brienne, il quale però non prese mai possesso di Borrello, dichiarata demanio regio e affidata a Giacomo Sirini.

Nel 1273 la contea ricadde nelle mani di Appardo, fino alla sua morte avvenuta nel 1277. Passò quindi a D’Arot e l’anno successivo a Guglielmo Sanfelice. Nel 1290 la contea venne affidata a Ruggero di Lauria e alla sua morte gli successe il figlio Riccardo (1305) e a questi il proprio figlio Berengario.

Nel 1324 la contea passò a di Pietro II Ruffo, conte di Catanzaro, di cui fu fino al 1368, anno in cui passò nelle mani di Ruggero Sanseverino. Restò in possesso dei Sanseverino (da Ruggero al figlio omonimo, quindi al figlio di questi, Enrico II, poi a Calogero, a Luigi, e ad un altro Enrico). Nel 1408 la contea fu venduta dal re Ladislao I a Bernardo Capece e alla morte del re passò nelle mani di Saladino Santangelo per 3500 ducati d’oro. Ma, impossibilitato questi a pagare, nel 1422 la contea venne acquistata da Carlo Ruffo.

Il re Alfonso d’Aragona nel 1453 sottraeva la contea a Carlo Ruffo dandola ad Ugo d’Alagno, gran cancelliere del regno e fratello della sua favorita Lucrezia d’Alagno. La contea di Borrello passò quindi al figlio di Ugo D’Alagno, Nicola II, che la tenne fino al 1472, anno in cui il re Ferrante d’Aragona la diede ad Aniello Arcamone, finito poi implicato in una congiura contro il re e per questo arrestato. Borrello passò quindi al regio demanio fino all’11 marzo 1487, quando fu data in dono a Isabella d’Aragona per il suo matrimonio con Gian Galeazzo Sforza duca di Milano.

Inizio del Novecento – Da destra: l’ex convento, la chiesa di Sant’Antonio; in primo piano a sinistra la casa della famiglia Buda demolita nel 1991 per creare l’attuale piazza e, infine, la chiesa di San Francesco di Paola

Nel 1501 la contea passò a Ettore Pignatelli e ai suoi discendenti. Furono conti di Borrello successivamente a Ettore II, Camillo II ed Ettore III, quindi il genero di quest’ultimo, Fabrizio III Pignatelli (che ne aveva sposato nel 1615 la figlia Geronima). Passò quindi al figlio Senise Ettore IV e al figlio di questi, Fabrizio Andrea; dalla figlia di quest’ultimo, Giovanna Aragona Pignatelli Cortes Pimentel, andata in sposa a Nicola Pignatelli, passò al figlio Diego e ai suoi discendenti, Fabrizio e quindi Ettore V.

Terremoti

Borrello venne distrutta dal terremoto del 27 marzo 1638 (“disastro della Domenica delle Palme”) e nuovamente dal terremoto del 6 novembre del 1659. La formazione di nuove paludi portò all’abbandono dell’antico abitato a favore dei villaggi vicini e Laureana divenne il centro più popoloso.

Laureana venne colpita inoltre dal terremoto del 5 febbraio 1783, con scosse che si protrassero per tre anni. Borrello cessò di esistere definitivamente e la relazione redatta dagli osservatori della Reale accademia delle scienze e belle lettere di Napoli, che visitarono i luoghi del disastro nel maggio dello stesso anno e quella di Francesco Pignatelli, nominato vicario generale del re per la Calabria, descrivono lo stato di rovina dei luoghi.

Complessivamente nel feudo di Laureana-Borrello si registrarono 259 morti così distribuiti: Laureana 58, Caridà 52, Candidoni 40, San Pietro 39, Feroleto 33, Stelletanone 17, Bellantone 7, Borrello 8 e, infine, Serrata 5.

A Laureana, come negli altri comuni interessati dal sisma, gli abitanti avvertirono un senso di caducità della vita e l’impressione di trovarsi davanti a un’apocalisse, testimoniate dal moltiplicarsi del numero di testamenti, che raddoppiò (e in qualche caso triplicò) rispetto agli anni precedenti alla catastrofe. A Stelletanone, negli orti di Domenico Riniti e di Antonio Argirò, furono allestiti studi notarili in capanne al riparo delle quali venivano dettati i testamenti che disponevano, tra l’altro, numerosi e cospicui lasciti alla Chiesa per la salvezza dell’anima.

Crebbe inoltre di importanza il culto della Madonna del Carmine, ritenuta autrice di un intervento miracoloso che avrebbe salvato il paese da ulteriori distruzioni, soppiantando progressivamente quello dell’antico patrono san Nicola di Bari (già sostituito nel patronato da san Gregorio Taumaturgo): la chiesa del santo, distrutta e ricostruita nel corso dell’Ottocento, venne dedicata alla Madonna del Carmine.

Monumenti e luoghi d'interesse