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Comune di Martone

Màrtone (Màrtuni in calabrese, Martine in greco-calabro) è un comune italiano di 476 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria

Origini

Le origini del comune di Martone risalgono al periodo delle invasioni saracene, quando le popolazioni costiere si rifugiarono nell’entroterra. Il borgo si sviluppò attorno al VII e VIII secolo e il suo nome deriverebbe dall’antico villaggio di Santa Maria di Bucito, menzionato in documenti storici a partire dal XII secolo.

Si ritiene che il paese sia nato grazie all’afflusso di popolazioni fuggite dalle coste per scampare alle incursioni saracene. Secondo alcune teorie, il borgo prende il nome da un’antica famiglia normanna giunta in Calabria al seguito di Roberto il Guiscardo nell’XI secolo.

Il centro abitato originale fu completamente distrutto dal devastante sisma della fine del XVIII secolo. L’abitato fu ricostruito e spostato dalla sua collocazione originaria a valle (zona della Basìa) fino all’attuale posizione collinare.

Storicamente legato al comune di Grotteria, durante l’occupazione francese e la successiva Restaurazione borbonica, Martone ha subito diversi passaggi amministrativi fino ad assumere l’assetto attuale nella Città Metropolitana di Reggio Calabria

Origini del nome

Il nome di Martone è avvolto da un alone di mistero e le sue origini non sono certe. Nel corso del tempo si sono tramandate diverse ipotesi, spesso trasmesse oralmente di generazione in generazione e talvolta arricchite da nuove interpretazioni, come accade frequentemente nei piccoli centri di montagna.

Secondo una prima tradizione, il toponimo deriverebbe da una famiglia greca chiamata “Martis”, che avrebbe abitato o dominato la zona in epoca antica. Un’altra ipotesi collega invece il nome a Marte, dio romano della guerra: in questo caso Martone potrebbe essere sorto originariamente come accampamento militare romano durante la cosiddetta guerra sicula combattuta tra Augusto e Sesto Pompeo.

Una terza interpretazione fa risalire il nome del paese a un’antica famiglia della Normandia, giunta in Calabria nell’XI secolo al seguito del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, protagonista della conquista normanna dell’Italia meridionale.

Nonostante le diverse teorie, l’origine del nome Martone rimane ancora oggi incerta, sospesa tra tradizione popolare e ipotesi storiche.

Sito istituzionale:

http://www.comune.martone.rc.it/

Storia

Si estende su una superficie di 826 ettari. Il borgo, di origine arroccata, sorge a un’altitudine di circa 290 metri sul livello del mare. L’abitato si sviluppa sul versante occidentale di una collina, delimitata a est dalla fiumara Gallizzi e a ovest dalla fiumara Levadìo, affluente del Torbido. Quest’ultima segna inoltre il confine naturale tra il territorio di Martone e i comuni di San Giovanni di Gerace e Grotteria.

L’aspetto morfologico del territorio si presenta piuttosto movimentato, con variazioni altimetriche comprese tra i 158 e i 1218 metri s.l.m.; esso riprende l’andamento generale del territorio calabrese, costituito prevalentemente da graniti e scisti biotitici, formatisi durante l’era paleozoica.

Alle quote inferiori, tra i 400 e i 500 metri, i graniti risultano ricoperti da rocce sedimentarie di diversa natura, soggette a fenomeni erosivi. Nel complesso, tuttavia, il territorio appare relativamente stabile, condizione dovuta soprattutto ai numerosi interventi di forestazione realizzati negli ultimi decenni.

L’aspetto morfologico del territorio si presenta piuttosto movimentato, con variazioni altimetriche comprese tra i 158 e i 1218 metri s.l.m.; esso riprende l’andamento generale del territorio calabrese, costituito prevalentemente da graniti e scisti biotitici, formatisi durante l’era paleozoica.

Alle quote inferiori, tra i 400 e i 500 metri, i graniti risultano ricoperti da rocce sedimentarie di diversa natura, soggette a fenomeni erosivi. Nel complesso, tuttavia, il territorio appare relativamente stabile, condizione dovuta soprattutto ai numerosi interventi di forestazione realizzati negli ultimi decenni.

Dal punto di vista orografico, il territorio di Martone è attraversato da un crinale secondario che, partendo dal Monte Camaldi (1173 m), si dirige verso il centro abitato, fungendo da spartiacque tra le fiumare Levadìo e Gallizzi. Questo particolare assetto territoriale, unito al clima mediterraneo, contribuisce a determinare le caratteristiche della vegetazione locale, composta da diverse formazioni boschive, tra cui lecceti, faggeti, castagneti e pinete.

Circa 800 ettari del territorio sono occupati da aree boschive, caratterizzate dalla presenza di castagni, faggi, lecci e numerose altre specie arboree tipiche della macchia mediterranea. Lungo gli alvei delle fiumare si concentravano tradizionalmente le zone più coltivate e produttive, poiché i terreni, di origine alluvionale e permeabili, risultano facili da lavorare durante tutto l’anno. In queste aree sono diffuse in particolare le coltivazioni di olivo, tra cui la cultivar “Grossa di Gerace”, comunemente detta “geracitana” o “geracese”.

Nelle aree collinari, invece, i terreni presentano una minore permeabilità e risultano pertanto meno adatti alle coltivazioni; per questo motivo sono prevalentemente occupati da boschi, che ospitano diverse specie arboree e contribuiscono a diversificare il paesaggio naturale del territorio.

Un’area particolarmente caratteristica è quella denominata “Pietre du monaceju”, la cui peculiarità è dovuta alla presenza di grandi massi rocciosi di origine e fattura insolite. Alcuni studiosi hanno ipotizzato un collegamento con i tumuli di Nardodipace, collocandone la possibile realizzazione nel periodo neolitico (V–III millennio a.C.). Si tratta di strutture rocciose con un’altezza media compresa tra 2,50 e 4 metri e con un diametro di circa 5 metri. È probabile che fenomeni di smottamento abbiano nel tempo modificato la pendenza del terreno e provocato lo slittamento dei blocchi, sia alla sommità sia alla base. Nel complesso, tali strutture sembrano configurarsi come opere di origine antropica, la cui datazione rimane tuttavia incerta.

Nel territorio di Martone è presente anche un’altra area di notevole interesse naturalistico ed escursionistico: il “Bosco del Principe”. Questa località, situata alle quote più elevate, è caratterizzata da un suggestivo bosco misto di faggi e abeti bianchi. Nella fascia altimetrica inferiore si estendono invece castagneti cedui, che hanno contribuito a rendere il centro di Martone noto in tutta la Locride e non solo. Il Bosco del Principe costituiva in passato un’antica tenuta padronale appartenente alla nobiltà locale.

Dal punto di vista orografico, il territorio di Martone è attraversato da un crinale secondario che, partendo dal Monte Camaldi (1173 m), si dirige verso il centro abitato, fungendo da spartiacque tra le fiumare Levadìo e Gallizzi. Questo particolare assetto territoriale, unito al clima mediterraneo, contribuisce a determinare le caratteristiche della vegetazione locale, composta da diverse formazioni boschive, tra cui lecceti, faggeti, castagneti e pinete.

Circa 800 ettari del territorio sono occupati da aree boschive, caratterizzate dalla presenza di castagni, faggi, lecci e numerose altre specie arboree tipiche della macchia mediterranea. Lungo gli alvei delle fiumare si concentravano tradizionalmente le zone più coltivate e produttive, poiché i terreni, di origine alluvionale e permeabili, risultano facili da lavorare durante tutto l’anno. In queste aree sono diffuse in particolare le coltivazioni di olivo, tra cui la cultivar “Grossa di Gerace”, comunemente detta “geracitana” o “geracese”.

Nelle aree collinari, invece, i terreni presentano una minore permeabilità e risultano pertanto meno adatti alle coltivazioni; per questo motivo sono prevalentemente occupati da boschi, che ospitano diverse specie arboree e contribuiscono a diversificare il paesaggio naturale del territorio.

Un’area particolarmente caratteristica è quella denominata “Pietre du monaceju”, la cui peculiarità è dovuta alla presenza di grandi massi rocciosi di origine e fattura insolite. Alcuni studiosi hanno ipotizzato un collegamento con i tumuli di Nardodipace, collocandone la possibile realizzazione nel periodo neolitico (V–III millennio a.C.). Si tratta di strutture rocciose con un’altezza media compresa tra 2,50 e 4 metri e con un diametro di circa 5 metri. È probabile che fenomeni di smottamento abbiano nel tempo modificato la pendenza del terreno e provocato lo slittamento dei blocchi, sia alla sommità sia alla base. Nel complesso, tali strutture sembrano configurarsi come opere di origine antropica, la cui datazione rimane tuttavia incerta.

Nel territorio di Martone è presente anche un’altra area di notevole interesse naturalistico ed escursionistico: il “Bosco del Principe”. Questa località, situata alle quote più elevate, è caratterizzata da un suggestivo bosco misto di faggi e abeti bianchi. Nella fascia altimetrica inferiore si estendono invece castagneti cedui, che hanno contribuito a rendere il centro di Martone noto in tutta la Locride e non solo. Il Bosco del Principe costituiva in passato un’antica tenuta padronale appartenente alla nobiltà locale.

 

 

Monumenti e luoghi d'interesse