Melicucco (Melikokkos in greco-calabro) è un comune italiano di 4 834 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria.
Situato nell’area geografica della Piana di Gioia Tauro, è posto a 167 metri s.l.m.
Il nome del comune deriva dal greco melìkokkos che significa “bagolaro”(pianta appartenente alla famiglia delle Cannabaceae). Secondo la leggenda, quest’albero possedeva la straordinaria capacità di donare a coloro che avessero mangiato i frutti una forza erculea.
Secondo invece lo storiografo Giovan Battista Pacichelli il nome venne dato per la dolcezza del clima e l’abbondanza fertile del territorio.
Sito istituzionale:
Storia
Melicucco, storicamente un casale della baronia di San Giorgio Morgeto fino al 1568, ha attraversato un lungo percorso di passaggi di proprietà e cambiamenti amministrativi. Nel corso del XVI secolo fu venduto da Consalvo II di Cordova a Violante della Quadra, per poi passare a diverse famiglie nobili, tra cui i Tomarchiello, i Mangeruva, i Ruffo di Scilla e, infine, i Milano, sotto la cui signoria rimase fino al crollo del sistema feudale con le leggi napoleoniche.
Sul finire del Seicento, il borgo si espanse, ma subì una quasi totale distruzione a causa del terremoto del 1783, un evento catastrofico che devastò l’intera Piana di Gioia Tauro. Le riforme amministrative attuate dai francesi all’inizio dell’Ottocento cambiarono il suo status: la legge del 19 gennaio 1807 lo elevò a “Luogo” (o Università) del Governo di Polistena, ma nel 1811 un nuovo decreto lo retrocesse a semplice località di Polistena.
Nel giugno del 1935, si diffusero le prime voci sulla possibilità che il governo fascista restituisse l’autonomia amministrativa a Melicucco. Questo entusiasmo fu temporaneamente smorzato da un tragico incidente aereo avvenuto ai primi di agosto, nel quale perse la vita il Ministro dei Lavori Pubblici, Luigi Razza. Razza, originario di Vibo Valentia, non solo intendeva proporre la sua città natale come provincia, ma aveva anche mostrato un vivo interesse per l’autonomia di Melicucco, grazie all’amicizia con un suo stretto collaboratore, il dirigente melicucchese Domenico Romano.
La morte di Razza sollevò preoccupazioni, ma il 5 settembre 1935 Benito Mussolini nominò il gerarca fascista Giuseppe Cobolli Gigli come nuovo Ministro dei Lavori Pubblici. Le speranze dei melicucchesi furono riaccese quando, alla fine di ottobre, il Duce si espresse favorevolmente alla nascita del nuovo Comune, anche in onore della volontà di Luigi Razza.
Il 14 luglio 1936 segnò una data storica: Melicucco, fino a quel momento frazione di Polistena, divenne un Comune autonomo. Il suo territorio fu ampliato con porzioni di terra precedentemente appartenenti a Rosarno e alla stessa Polistena. Questa nuova condizione amministrativa ha stimolato un notevole sviluppo. Negli ultimi 75 anni, Melicucco ha registrato una crescita urbana e demografica senza precedenti nella provincia di Reggio Calabria, raddoppiando la sua popolazione. Questa espansione è stata riconosciuta a livello nazionale, tanto che uno studio Istat del 1996 ha inserito Melicucco tra i primi dieci comuni italiani per il più alto tasso di natalità.
Arte e Cultura
Il Santo patrono è S. Nicola di Bari (6 dicembre). Alla vigilia della festa le donne si apprestano a cucinare un’abbondante quantità di mais (“posbìa”) che poi portano a benedire dal Santo prima di distribuirla ad amici e parenti; l’uso era frequente in passato. Importante è anche la ricorrenza di San Rocco (16 agosto) che, oltre ai riti religiosi e agli spettacoli musicali, richiama l’attenzione del pubblico per i fuochi pirotecnici preceduti dal ballo del “ciuccio”.
Radicata nella nostra tradizione vi è la figura dei “Giganti”. Per lo più sono due enormi fantocci di cartapesta, un cavaliere nero (Grifone) e una dama bianca (Mata), identificati come i fondatori della città di Messina. Vengono portati a spalla per le vie cittadine danzando al ritmo dei tamburi. Anche Melicucco possiede i suoi particolari “Giganti” che si possono ammirare durante i festeggiamenti di San Rocco.
Durante la Settimana Santa si rievoca la Passione di Cristo e la Domenica di Pasqua la rappresentazione dell’Affruntata (“l’incontro”) tra Gesù Risorto e la sua Divina Madre. Nel mese di dicembre si realizza il Presepe vivente.
Fra i personaggi di Melicucco ricordiamo Padre Anacleto, al secolo Giuseppe Mercuri (1905-1967), cappuccino, primo confessore di Padre Pio.
Al senatore Domenico Romano (1877-1965) è dovuta l’istituzione del Comune.
Monumenti e luoghi d'interesse
La chiesa di San Nicola Vescovo nota anche come "chiesa matrice" è la principale chiesa di Melicucco, in città metropolitana di Reggio Calabria e diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.
La prima chiesa di San Nicola di Melicucco viene edificata nel seicento, viene distrutta dai vari terremoti, e poi ricostruita dal 1926 al 1927 e aperta al culto nel 1928, i lavori si conclusero nel 1933.
Viene costruita a tre navate, il tetto centrale è piuttosto elevato nei confronti di quelli delle altre navate, il suo campanile poggia sull’abside circolare. Sull’altare si trova un crocifisso del 1704 alto due metri circa. Le navi laterali, molto strette, ospitano altari e nicchie con statue lignee ottocentesche.
All'interno dell'edificio si trova un pregevole patrimonio artistico composto da diverse sculture e un dipinto.
Le statue di San Pasquale (del 1798) e della Madonna del Carmine sono opere dello scultore Domenico De Lorenzo. Le sculture di San Rocco, Sant’Antonio, San Nicola e San Giuseppe sono state realizzate da Francesco Morani.
Completa la collezione il dipinto a olio su tela "Madonna con Bambino e Santi", risalente tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo e attribuito a un ambito culturale dell'Italia meridionale.
Chiesa sussidiaria del XX secolo, altra testimonianza del patrimonio edilizio locale. In essa si trova la statua in legno intagliato e dipinto di "Gesù Bambino benedicente", attribuita a una bottega dell'Italia settentrionale del XX secolo.Gesù Bambino benedicente:
Una statua isolata, opera attribuita a bottega dell'Italia settentrionale del XX secolo.
“Madonna con Bambino e Santi", dipinto risalente risalente tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo.
Eretta negli anni '30 del Novecento, questa chiesetta si distingue per la facciata in mattoni a vista e un interno a navata unica decorato con dipinti che raffigurano, tra l'altro, la Deposizione di Cristo nel catino absidale.
Sebbene si tratti di un sito archeologico, non di un monumento o un'opera d'arte nel senso tradizionale, il complesso riveste un'importanza storica e culturale notevole. Comprende i resti di un cenobio basiliano e di strutture annesse risalenti al X secolo, rappresentando una delle più importanti testimonianze della grecità bizantina nella zona.