Comune di Cinquefrondi

Cinquefrondi (Cinqufrùndi oppure Cincrùndi in calabrese) è un comune italiano di 6244 abitanti della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Si trova ai confini della piana di Gioia Tauro, a un’altitudine di 257 m  s.l.m., e dista circa 70 km da Catanzaro e 50 Km da Reggio Calabria. Il suo territorio ricade in quello del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Fu distrutta dal terremoto del 1783.

 

Origini del nome

Il nome deriverebbe dalle 5 torri che cingevano la fortificazione difensiva.

Informazioni:

Sito istituzionale:

www.comune.cinquefrondi.rc.it

La Storia

Le origini del sito sono descritte soltanto da fonti di tradizione orale e per lo più leggendarie, le quali parrebbero indicare che prima dell’insediamento urbano, all’epoca della Magna Grecia, nacquero due templi pagani, mentre la cittadina sarebbe sorta dopo, già in era cristiana. Uno dei due templi era dedicato alle Muse, sui resti dell’altro sarebbe invece sorta, secoli dopo, l’attuale chiesa del SS. Rosario.

Il tempio delle Muse diede anche il nome, per un certo periodo, alla cittadina, chiamata infatti in latino Templum Musarum. 

  • Età Feudale

Nel XIV secolo Cinquefrondi faceva parte del feudo di Anoia comprendente le vicine Grotteria, Maropati, Tritanti, Galatro e Plaesano, e assegnato alla famiglia Caracciolo. Nel XVII secolo è attestato l’uso del titolo di marchese di Cinquefrondi, che in quel periodo era della famiglia Pescara. La famiglia Giffone, che ottenne il titolo di Marchese di Cinquefrondi nel 1611, nel 1580 aveva fondato (con facoltà di papa Gregorio XIII) il monastero dei Padri osservanti francescani e nel 1965 la chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Nel 1703 fu data alle stampe una pubblicazione storica che raccoglieva informazioni sulla città a partire dalle sue origini.

  • Dal sisma del 1783 ad oggi

Nel 1783 si ebbe la distruzione del paese ad opera del terremoto. Più fonti tramandano che il casale di Giffuni e il torrente Giffuni scomparve, mentre apparve un laghetto.

Nel XIX secolo la città faceva parte della diocesi di Mileto. Nel 1899 lasciò il paese l’anarchico Giuseppe Condò, il quale emigrò per l’Argentina ove assunse il nome di Josè Martine; qui, nel 1903, prese parte ai tumulti legati alla proclamazione dello stato d’assedio, e in tale circostanza ebbe a pugnalare un poliziotto. Fu riconosciuto insano di mente e avviato verso un manicomio criminale, dal quale fuggì per rimpatriare in Calabria. Tornò in Argentina poco dopo, ma nel 1911 fu accusato di fabbricazione di materie esplodenti, processato, riconosciuto innocente, ma espulso. Tornato di nuovo a Cinquefrondi, nel 1913 ne ripartì clandestinamente (non avendo passaporto) stavolta in direzione di New York, ove riprese la militanza anarchica.

Nel 1921 l’archeologo Vincenzo De Cristo (originario di Cittanova), forse su indicazione di Paolo Orsi (che ne aveva suggerito la nomina a regio ispettore onorario di Scavi e Monumenti), intraprese operazioni di escavo.

Arte e cultura

Il Monastero

Intorno al IV secolo fu eretto un monastero di monaci basiliani che, abbandonato nel VII secolo, fu in seguito riutilizzato episodicamente sino al 1783 quando il terremoto lo distrusse radendo al suolo la città. Il monastero dovette essere verosimilmente intitolato a San Filippo d’Argirò, nome con cui è noto oggi e al quale erano intitolati altri edifici analoghi a Pellaro e a Gerace e il fiore riferisce che nel 1436 sarebbe stato ristrutturato da Franca d’Anoja con breve di papa Eugenio IV. La stessa fonte soggiunge che assunse il nuovo titolo di San Filippo e San Giacomo, passando ai Riformati nel 1596.