Comune di Villa San Giovanni

Villa San Giovanni (semplicemente Villa per gli abitanti locali) è un comune italiano di 12766 abitanti della Città Metropolitana di Reggio Calabria
La città si affaccia sullo Stretto di Messina ed il suo porto è il terminal principale del traghettamento per la Sicilia. Punta Pezzo, infatti, situata nel comune di Villa, rappresenta il punto di maggiore vicinanza fra la sponda calabrese e quella siciliana: ciò ha reso la città la località ideale per l’attraversamento dello stretto.
Il 12 aprile 2005 il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito al comune di Villa San Giovanni il titolo di città.
L’abitato di Villa San Giovanni è contiguo a sud all’area urbana di Reggio Calabria, in località Bolano, confinando a nord con il comune di Scilla, in località Marina di San Gregorio, alla foce del torrente San Gregorio (38° 14′ 45” latitudine nord), a est con il comune di Campo Calabro e, infine, essendo delimitato a ovest dal mare dello Stretto di Messina.
Il territorio comunale si estende prevalentemente lungo una fascia pianeggiante che costeggia lo stretto, mutando verso est e nord-est in basse colline che raggiungono modeste altitudini. Oggi si presenta intensamente urbanizzato e densamente abitato.

Informazioni:

Sito istituzionale:

www.www.comune.villasangiovanni.rc.it

La Storia

Dall’antichità al Medioevo
L’area su cui sorge l’attuale abitato di Villa San Giovanni (anticamente identificata come Cenidéo, dal Capo Cenide) ricoprì un ruolo strategico dal punto di vista economico e militare per le popolazioni che si avvicendarono nel dominio del Mediterraneo già dall’epoca magnogreca. Infatti qui era situato il Trajectum Siciliæ (in Latino Passaggio verso la Sicilia), presso il sito dell’antica Colonna Reggina, da dove si attraversava lo Stretto per raggiungere l’isola.
Un centro abitato sito fra Pezzo e Cannitello, probabilmente legato alla presenza del tempio del dio Poseidone, è attestato già in un periodo precedente alle guerre puniche per servire i traffici (soprattutto romani) con la Sicilia, specialmente il trasporto del grano per la città di Roma. Il sito fu distrutto una prima volta durante la seconda guerra punica, intorno al 214 a.C., dal generale cartaginese Annone. Successivamente ricostruito, verso l’anno 36 a.C. fu di appoggio a Ottaviano nella sua guerra contro Sesto Pompeo; riporta infatti Appiano che qui il futuro imperatore si fermò, si fece curare e fece stanziare le sue truppe.
L’insediamento ebbe fine presumibilmente nel V secolo, forse distrutto da popolazione barbariche giunte sino allo Stretto per assediare Reggio, forse per opera di Alarico, che nel 412 dopo aver preso Reggio tornò indietro trovando la morte nei pressi di Cosenza. Da questo momento in poi non si hanno più tracce nella storia del sito. Secondo quanto riferisce lo storico villese Luigi Nostro, negli anni successivi alla fine dell’Impero Romano d’Occidente, presso l’attuale quartiere di Pezzo sorse un nuovo centro abitato, chiamato Cene, che però subì un rapido abbandono fra l’850 e l’870 a causa delle incursioni saracene. I suoi abitanti fondarono Cenisio nell’entroterra pre-aspromontano, città che lungo il Medioevo cambierà il suo nome in Fiumara di Muro o dei Mori (l’attuale Fiumara). Da allora in poi, il territorio compreso fra Cannitello e Catona lungo la costa e sino a San Roberto nell’entroterra appartenne alla Signoria di Fiumara di Muro.

Età Moderna
Gli ultimi decenni del XVI Secolo videro il risorgere nella zona di piccoli villaggi costieri, come Cannitello e Pezzo, abitati per lo più da marinai e pescatori. Più all’interno, presso l’attuale centro di Villa, esisteva un borgo chiamato Fossa. Successivamente si formarono anche Piale ed Acciarello. La ripopolazione costiera accelerò nel XVIII secolo il progressivo declino di Fiumara di Muro, finché nel 1806 la riforma amministrativa attuata da Giuseppe Bonaparte soppresse definitivamente il regime feudale e la Signoria di Fiumara scomparve.
L’8 gennaio 1676 si combatté una battaglia navale fra la flotta Olandese e quella francese nelle acque dello Stretto antistanti Punta Pezzo, con esito vittorioso per la seconda. Probabilmente i cannoni rinvenuti a Pezzo nel 1902 risalgono a questa battaglia.

La nascita di Villa San Giovanni
La svolta nella storia del territorio avvenne alla fine del XVIII secolo, quando Rocco Antonio Caracciolo, ricco proprietario terriero e imprenditore serico fossese, volle staccare i casali di Fossa, Pezzo, Cannitello, Piale e Acciarello dall’allora Universita di Fiumara di Muro, grazie ai buoni uffici presso la corte borbonica del Regno di Napoli, allo scopo di dare unità politica ed amministrativa a piccole comunità tra loro distanti e rivali. Dopo un aspro confronto con la famiglia Greco, altra importante famiglia gentilizia fossese, il nuovo centro fu denominato dapprima Fossa San Giovanni e poi Villa San Giovanni (nuovo nome concesso con decreto del re Ferdinando IV del 6 novembre 1791).
Villa aveva allora una popolazione di circa 1200 abitanti. L’abitato era stato intanto devastato dal sisma del 5 febbraio 1783. Nel 1797 i villesi ottennero di poter eleggere dei propri sindaci (tre, secondo l’ordinamento dell’epoca) e si può datare all’anno successivo la nascita dell’Università di Villa San Giovanni, corrispondente all’attuale comune. Il 7 gennaio 1799 sbarcò a Pezzo il cardinale Fabrizio Ruffo, che iniziò da lì la sua riconquista del Regno di Napoli; dall’8 febbraio molti volontari della zona cominciarono ad unirsi all’esercito della Santa Fede presso Pezzo stesso. Nel 1807 Cannitello e Piale si staccarono da Villa, formando comune a sé, con sede a Cannitello, non riuscendo però a comprendere anche Pezzo, che rimase all’interno di Villa.
Il periodo napoleonico e Gioacchino Murat
Nel 1810 Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte, per quattro mesi governò il regno meridionale dalle alture di Piale. Egli, muovendosi da Napoli per la conquista della Sicilia (dove si era rifugiato il re Ferdinando IV sotto la protezione degli inglesi, un esercito dei quali era accampato presso Punta Faro a Messina), giunse a Scilla il 3 giugno 1810 e vi restò sino al 5 luglio, quando fu completato il grande accampamento di Piale. Nel breve periodo di permanenza, Murat fece costruire i tre forti di Torre Cavallo, Altafiumara e Piale, quest’ultimo con torre telegrafica. Il 26 settembre dello stesso anno, constatando impresa difficile la conquista della Sicilia, Murat dismise l’accampamento di Piale e ripartì per la capitale.
Le truppe francesi furono presenti nello strategico territorio di Villa per tutto il primo quindicennio del XIX secolo; ciò costituì un elemento negativo per la maggioranza della popolazione e per l’economia locale. Infatti il governo napoleonico imponeva continuamente spese straordinarie ai comuni di Villa e Cannitello per il mantenimento delle truppe lì stanziate, le quali spesso danneggiavano le fiorenti attività commerciali della città, come la filanda di Rocco Antonio Caracciolo. In più, la vicinanza di Villa alla costa siciliana la esponeva alle attività belliche fra i francesi allogati a Piale e gli inglesi stanziati a Torre Faro. In generale, però, i francesi portarono pure delle ottime novità nel Regno, che furono mantenute dopo la restaurazione borbonica, come le scuole pubbliche, le poste, le banche, il telegrafo e (non ultima) la codificazione legislativa. Durante la sua presenza, Murat si preoccupò anche di sradicare il brigantaggio presente nella zona, affidando tale compito al generale Charles Antoine Manhès, che ottenne buoni risultati.

Le Filande e lo sviluppo industriale
Fra la fine del XVIII e la prima metà del XX Villa San Giovanni era particolarmente famosa per l’allevamento del baco da seta e per le sue filande, di cui ora restano solo pochi ruderi delle 56 che operarono anticamente, le quali costituivano una importante fonte di lavoro e di sostentamento per la popolazione.
L’attività filandiera fu avviata nell’ultimo quindicennio del XVIII secolo grazie all’opera di Rocco Antonio Caracciolo, che già dal 1792 aveva reso operativi a Villa una filanda ed un filatoio, la prima situata fra il palazzo dei Caracciolo e l’attuale Fontana Vecchia, il secondo presso la strada Micene (l’attuale via Micene), vicino all’odierno asilo salesiano. La crescita dell’attività filandiera fu dovuta anche al torinese Francesco Bal, direttore della filatura nell’area di Reggio e della grande filanda di Santa Caterina.
Presto molti villesi seguirono l’esempio del Caracciolo e sorsero numerosissime filande fra Villa, Pezzo e Cannitello. L’attività industriale aveva fatto moltiplicare anche la popolazione: infatti Fossa nel 1777 registrava solo 236 anime, mentre nel 1811 gli abitanti erano 1804, nel 1849 crebbero a 3475 e nel 1901 raggiungevano le 6647 unità. Il 19 marzo 1877 fu istituita la Società Operaia di Mutuo Soccorso, tuttora esistente ed operante.

L’industria delle pipe
Villa era inoltre famosa per l’industria delle pipe. Dal 1913 a Villa era attiva una fabbrica francese per la produzione di pipe, la Vassas, sita nei locali dell’ex filanda Erba, lungo l’attuale via Marina. Verso il 1926 venne ceduta al toscano Egidio Dei, già direttore della stessa; allora era dotata di circa 25 seghe circolari. Qui si producevano e si raffinavano pipe in radica di erica. I prodotti della fabbrica subivano la lavorazione finale nell’Italia Settentrionale (specialmente a Milano), in Francia, in Inghilterra, in Germania e negli Stati Uniti. Nel suo culmine la fabbrica Dei dava lavoro a circa una cinquantina di operai, più i boscaioli ed i camionisti che trasportavano il legno, che veniva soprattutto dall’Aspromonte, ma anche dalla Sicilia, dalla Sardegna e dalla Grecia. La fabbrica fu attiva sino ai primi anni ottanta, quando fu costretta a chiudere a causa della diminuzione delle richieste e dell’aumento delle esigenze di produzione. Nello stesso periodo fu attiva a Villa un’altra fabbrica di pipe, quella dei Tripepi, sita presso la via Fontana Vecchia, anche questa scomparsa agli inizi degli anni ottanta.
La costruzione della linea ferroviaria e l’inizio del traghettamento a vapore
Nel 1884 vennero inaugurate le stazioni di Villa e di Cannitello, insieme al tratto di ferrovia che le congiungeva con Reggio Calabria. Nei primi anni del XX secolo si completò la costruzione del porto e iniziarono le corse dei moderni ferry boats a vapore per Messina. Infatti Villa veniva sempre più preferita a Reggio come principale punto di traghettamento verso la Sicilia, essendo la cittadina molto più vicina a Messina rispetto al capoluogo. Il 1º marzo 1905 la stazione di Villa venne collegata allo scalo dei ferry boats con un raccordo ferroviario, mettendo così le premesse per il servizio di traghettamento dei rotabili ferroviari. L’importanza di Villa San Giovanni andò gradualmente aumentando a danno di Reggio Calabria, in quanto l’itinerario ferroviario tirrenico, più breve di quello jonico, produsse lo spostamento del traffico ferroviario via mare sulle invasature villesi, che vennero aumentate e potenziate.

Età contemporanea
La città all’inizio del secolo scorso veniva descritta come una cittadina operosa, industriosa ed all’avanguardia, tanto che già nel 1906 le strade cittadine erano illuminate da lampioni ad energia elettrica.

Il terremoto del 1908 e la ricostruzione
L’area di Villa era stata già interessata da eventi sismici sin dall’ultimo decennio del XIX secolo. Il 16 novembre 1894 vi fu un primo terremoto, che non fece vittime, ma danneggiò gran parte degli edifici, tanto che Villa entrò nel novero dei paesi terremotati e poté usufruire della legge nº535 dell’8 agosto 1895. Nel decennio successivo vi furono altri due eventi sismici, il terremoto dell’8 settembre 1905 e quello del 23 ottobre 1907. Ma la vera sciagura fu il sisma del 28 dicembre 1908, evento che devastò l’intera area dello Stretto, le città di Reggio e Messina e che fece numerose vittime tra i cittadini villesi.
In totale, 698 morti in tutto il comune di Villa San Giovanni su una popolazione di circa 7000 unità. Si ebbero poi più di 500 feriti. I danni economici furono incalcolabili: fu distrutto tutto il centro abitato, assieme al porto con le nuovissime invasature, alla stazione e alla ferrovia, nonché alla maggior parte delle filande, mentre altre rimasero gravemente danneggiate; crollarono tutte le chiese e gli edifici pubblici. Il rione maggiormente devastato fu quello dell’Immacolata. Furono pochissime le costruzioni a resistere al sisma.
La ricostruzione ebbe inizio l’anno seguente e poté dirsi definitivamente conclusa solo nei primi anni cinquanta, con notevoli mutamenti nell’assetto urbano di Villa. I primi edifici ad essere ricostruiti già nel 1909 furono proprio le filande, per riprendere l’attività industriale e garantire l’occupazione nel territorio devastato dal sisma. Le abitazioni popolari, le chiese e gli altri edifici pubblici furono ospitati sino agli anni venti in costruzioni baraccate, in attesa del completamento delle nuove opere. Nei primi anni trenta il centro cittadino era in buona parte ricostruito, come testimoniano il Palazzo comunale (Palazzo San Giovanni), la Scuola Elementare centrale, la Chiesa dell’Immacolata e i molti edifici privati risalenti alla fine degli anni venti.

Il progetto della Grande Reggio

Nel 1927 il comune di Villa San Giovanni, assieme a Cannitello e ad altri comuni del circondario per un totale di quattordici, venne conurbato al comune di Reggio Calabria in seguito al progetto della Grande Reggio, mirato, secondo i promotori, a creare un unico polo urbano sulla sponda calabra dello Stretto di Messina.
Ma i disagi per la popolazione villese furono notevoli, in quanto l’accentramento degli uffici comunali nel capoluogo comportava spostamenti (allora gravosi e lunghi) per i più semplici atti amministrativi. Uno dei maggiori sostenitori dell’autonomia del comune villese fu don Luigi Nostro, che sostenne le istanze dei villesi nei confronti del maxi-comune. Il governo, con decreto del 26 gennaio 1933, restituì l’autonomia amministrativa a Villa San Giovanni, che comprese da quella data il territorio di Cannitello (sino al 1947 anche Campo Calabro e Fiumara).
Ulteriori ricostruzioni si resero necessarie dopo la seconda guerra mondiale, poiché nell’estate del 1943 Villa, snodo ferroviario di importanza nazionale, era stata pesantemente bombardata dalle forze alleate. Le stesse navi traghetto erano state affondate quasi tutte, essendosi salvato il solo Messina.

L’avvento delle compagnie private di traghettamento

Nel 1965 l’armatore Amedeo Matacena fondò la Caronte S.p.A., la prima compagnia di navigazione privata ad effettuare il servizio di traghettamento nello Stretto di Messina, seguita nel 1967 dalla Tourist Ferry Boat S.p.A. del messinese Giuseppe Franza (le due società si sono fuse nel 2003, dando vita alla Caronte & Tourist).
Finì così l’era del monopolio delle Ferrovie dello Stato e le conseguenze per Villa non tardarono. Attendendo di poter usufruire di veri e propri approdi, le zattere della Caronte provenienti da Messina sbarcavano presso Pezzo, finché la notte del 15 agosto 1968 non si abbassò il livello del sottopassaggio ferroviario fra la via Garibaldi ed il porto con camion e ruspe; successivamente venne costruito uno scivolo nel porto ed il 28 settembre 1968 iniziò le corse la prima linea di traghettamento privata fra Messina e Villa San Giovanni. Nei decenni seguenti le compagnie private di traghettamento si espansero sempre di più, sino a superare le FS: oggi le società dichiarano di trasportare l’80% del traffico di veicoli sullo Stretto, trasportando annualmente 2.300.000 automobili e 800.000 veicoli commerciali.
Le conseguenze per le città di Villa e Messina furono tuttavia in gran parte negative:
«Il passaggio dal monopolio alla concorrenza, se apportò qualche vantaggio economico alle città dello Stretto in termini occupazionali, certamente creò grossissimi problemi alla cittadinanza. Mantenendo all’interno del perimetro cittadino gli approdi del gommato, non fu possibile realizzare quelle strutture necessarie affinché si traesse beneficio dei traffici e non si subissero i danni derivati dal solo passaggio. La qualità della vita ne fu grandemente compromessa, nel senso che se le Ferrovie dello Stato avessero mantenuto il monopolio del trasporto, certamente si sarebbe avuta la periferizzazione dei punti di attracco delle zattere (n.d.r., le unità navali destinate al traghettamento degli autoveicoli). Non solo, ma anche l’occupazione ne avrebbe tratto benefici, atteso che il personale impiegato sulle navi FS è superiore a quello delle società private, non perseguendo l’impresa pubblica una massimizzazione di profitti, ma conciliando il valore sociale del trasporto tra le due sponde con la redditività del traffico.» (Giacomo Iapichino, Tra Scilla e Cariddi)

Ultimi decenni

A partire dagli anni settanta Villa San Giovanni ha conosciuto una rapida crescita demografica, dovuta soprattutto ad un fenomeno di emigrazione interna che ha portato molti abitanti dei comuni limitrofi a spostarsi a Villa, prevalentemente per motivi di lavoro. Conseguentemente al veloce aumento dei residenti, gli ultimi decenni, specialmente a partire dai primi anni ottanta, hanno visto un’espansione del centro urbano ed una crescita dell’edificazione mai avute prima, in modo particolare nella zona di Pezzo e lungo il litorale, dove vaste zone prima interamente ricoperte di verde sono ora occupate da recenti costruzioni private a carattere abitativo e commerciale.
Oggi Villa si presenta ancora come una cittadina in continua espansione, registrando un importante aumento dei cittadini di nazionalità straniera nell’ultimo decennio.

Frazioni e quartieri

  • Acciarello
    Il quartiere di Acciarello costituisce la parte più meridionale dell’abitato di Villa ed è prossimo alla località Bolano, che segna il confine col comune di Reggio Calabria . Qui ha sede la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano ed una scuola primaria, plesso del XXXVIII Circolo Didattico di Villa. Nacque nel XVIII e prese il nome dalla famiglia degli Azzarello, profughi provenienti da Messina per sfuggire all’epidemia di peste del 1742-1743. Gli Azzarello acquistarono dei terreni a sud dell’abitato e vi si stabilirono insieme ai propri lavoranti.
  • Cannitello
    La frazione di Cannitello è il limite settentrionale del comune di Villa San Giovanni. Costituisce uno dei più gradevoli e caratteristici borghi di mare della Calabria. La località si sviluppa interamente lungo la costa calabra dello Stretto ed è uno dei pochi centri abitati con abitazioni sul lato mare che si affacciano direttamente sulla spiaggia, dalla quale si gode di una vista che spazia, nelle giornate di tempo sereno, da Capo Vaticano alle Isole Eolie.
  • Pezzo
    Il quartiere di Pezzo si sviluppa lungo la costa dalla fine dell’adiacente centro di Cannitello sino al porto di Villa e sino al centro cittadino all’interno. Il suo fulcro è l’omonima Punta Pezzo, il punto più prossimo alla sponda siciliana dello Stretto, dove si trova il nucleo più antico del quartiere ed il Santuario di Maria Santissima delle Grazie. Considerato sino ai primi anni ottanta come una zona marginale, essendo allora costituito soprattutto da terreni agricoli ed abitato da poche famiglie di pescatori, in pochi anni si è velocemente espanso sino a raggiungere il centro cittadino ed a divenire il quartiere più popoloso di Villa. Il borgo nei dintorni della chiesa mantiene ancora oggi il suo aspetto marinaro, con le imbarcazioni da pesca ormeggiate lungo il lungomare villese, da cui si gode di una amplissima vista sullo Stretto.
  • Piale
    La frazione di Piale è contigua a Cannitello. L’abitato si trova in posizione panoramica sullo Stretto e si allunga verso sud su due costoni del torrente Campanella, sulle colline che sovrastano Cannitello, di fronte a Campo Calabro ed ai piani di Matiniti. A Piale ha sede la parrocchia della Santa Croce.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose
Le chiese villesi datano la loro fondazione e costruzione originaria fra il XVIII ed il XIX secolo; dopo la distruzione causata dal disastroso terremoto del 1908, sono state tutte ricostruite fra gli anni 20 e 60 del secolo scorso. Le principali chiese del centro cittadino di Villa sono quelle dedicate alla Madonna Immacolata e alla Madonna del Rosario. Le altre chiese, situate nei quartieri e nelle frazioni di Villa, sono: il Santuario della Madonne delle Grazie di Pezzo; la Chiesa della Santa Croce di Piale; la Chiesa di Maria Santissima di Porto Salvo di Cannitello; la Chiesa della Madonna del Rosario di Ferrito; la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Acciarello. Tutte formano attualmente Parrocchia, ma le chiese dell’Immacolata e del Rosario sono state recentemente riunite nell’Unità Pastorale Mons. Giovanni Ferro, amministrata dai padri Somaschi, presenti a Villa dal 1971. A Porticello è ubicata un’antica cappella, dedicata anch’essa a Maria SS. del Rosario, recentemente sottoposta a ristrutturazione e riaperta al pubblico culto; lungo la via Nazionale sorge un tempio privato dedicato a Sant’Antonino, risalente alla metà del XIX secolo; presso il rione Santori si intravede il rudere della chiesetta di Santa Filomena.

  • Chiesa di Maria Santissima Immacolata
    La chiesa dell’Immacolata risale alle origini stesse di Villa San Giovanni: infatti la prima chiesa presente presso il borgo di Fossa era una chiesetta dedicata all’Immacolata Concezione, visitata nel 1697 dall’arcivescovo di Reggio mons. Martino Ybañez y Villanueva, il quale vi notò tre altari dedicati a San Martino, Sant’Antonio di Padova e San Giovanni Battista. La chiesa era frequentata e si davano alla popolazione le nozioni elementari del catechismo. Già nel 1768 era sorta la Congrega dell’Immacolata. In quegli stessi anni venne eretta una chiesetta dedicata a San Giovanni Battista, probabilmente presso l’attuale rione Fontana Vecchia. La Chiesa dell’Immacolata venne elevata a Parrocchia il 6 agosto 1789; prima di allora era retta da un economo dipendente dal parroco di Campo Calabro. Nel frattempo, l’edificio di culto (situato presso l’attuale piazza Pretura, dunque in un sito diverso dall’attuale) era già stato distrutto una prima volta dal terremoto del 1783: venne ricostruito definitivamente sullo stesso terreno nel XIX secolo, in un sobrio stile neoclassico. Questa nuova chiesa venne nuovamente rasa al suolo a causa del devastante sisma del 28 dicembre 1908. Dal 12 settembre 1909 divenne funzionale la chiesa baracca, benedetta l’8 febbraio 1914. Il 24 luglio 1927 fu appaltata la costruzione della nuova chiesa, di dimensioni più imponenti, in stile neo-romanico, su progetto dell’architetto Pietro De Nava, situata in un luogo diverso rispetto alla vecchia chiesa, cioè nella parte della città digradante verso il mare, per costruire un edificio più grande (difatti la zona dove venne costruita la nuova chiesa era pressoché disabitata all’epoca).
    Il nuovo tempio venne solennemente consacrato l’8 dicembre 1929, festa solenne dell’Immacolata Concezione, dall’arcivescovo mons. Carmelo Pujia. Le vetrate artistiche sono state realizzate nel 1953 dalla pittrice milanese Amalia Panigati.
  • Chiesa della Madonna del Rosario
    Nel XVIII secolo esisteva già presso il quartiere Fontana Vecchia una chiesetta dedicata alla Madonna del Rosario, oltre ad un’altra vicina dedicata a San Giovanni Battista. Verso la metà del XIX secolo, il sindaco Giovanni Corigliano, preoccupato per l’estetica urbana di Villa (che si riempiva di filande e ciminiere, ma difettava di monumenti e chiese), propose la costruzione di un nuovo edificio sacro in un luogo che conciliasse le esigenze dei vari quartieri; si scelse allora di costruire l’opera in un’area del centro cittadino corrispondente allo spazio dove sorge l’attuale chiesa, prossima al municipio. Tuttavia, quando si cominciavano già ad erigere i muri del tempio, vennero mosse delle obiezioni al progetto: si temeva che pure questa nuova chiesa venisse infossata, come era successo alla vecchia chiesa dell’Immacolata, che a causa della costruzione della Strada Nazionale rimase circa 3-4 metri sotto il livello della strada stessa. Allora venne abbattuto tutto il costruito e il progetto della nuova chiesa del Rosario venne affidato al celebre architetto reggino Scopelliti, il quale fece erigere un alto terrapieno e progettò una maestosa chiesa in stile gotico. In pochi anni, grazie soprattutto alle offerte dei fedeli, la costruzione era giunta ad uno stadio avanzato ed era quasi terminata la costruzione della monumentale facciata con tre portali. Ma dopo l’Unità d’Italia congiunture politiche impedirono il completamento dell’opera; il Terremoto del 1908 distrusse gran parte di quell’edificio incompleto e non restò che abbatterlo. Al suo posto venne eretto un mercato coperto, che funzionò sino agli anni cinquanta del secolo scorso. Nel dopoguerra si sentì nuovamente l’esigenza di una seconda chiesa per il centro di Villa, oltre quella dell’Immacolata: si intraprese così la costruzione della nuova chiesa del Rosario, completata nei primi anni sessanta. Venne elevata a parrocchia il 1º aprile 1971 ed affidata sin da quella data ai Padri Somaschi, che dagli anni 90 reggono anche la parrocchia dell’Immacolata e ora pure quella di Acciarello, dopo essere stati per anni a Piale. È quindi la più giovane delle parrocchie villesi, ma ha dietro di sé una storia secolare di devozione alla Madonna del Rosario.
  • Chiesa dei Santi Cosma e Damiano
    Nel 1742 don Giuseppe Azzarello fu autorizzato dall’arcivescovo ad erigere una chiesa intitolata ai Santi Cosma e Damiano presso il nuovo abitato che gli stessi Azzarello stavano costituendo a sud di Fossa. La chiesa venne distrutta dal terremoto del 1973 e ricostruita nel 1811, fase cui risale l’attuale campanile. La chiesa, non ancora definitivamente ultimata, venne riaperta al culto nel 1851 e nuovamente distrutta dal terremoto del 1908. In seguito alla successiva ricostruzione il campanile ha attualmente un’altezza minore della chiesa stessa. Questa subì ulteriori danni durante la seconda guerra mondiale e subì quindi un’ulteriore parziale ricostruzione. Negli ultimi anni è stata oggetto di un importante e pregevole restauro che ha interessato l’interno del tempio.