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Arroccata a 400 metri di quota sulle colline di Reggio Calabria, in una posizione strategica tra i borghi di Cataforio e San Salvatore, l’area archeologica di Motta Sant’Agata si erge come una maestosa sentinella del passato. Considerata storicamente il più importante complesso difensivo nei dintorni della città dello Stretto, questa antica città-fortezza custodisce una memoria millenaria. Sebbene il sito abbia vissuto la sua massima fioritura a partire dall’epoca bizantina, i preziosi rinvenimenti di tombe, ceramiche e monete ne attestano con certezza la frequentazione già in età greca e romana, con radici che alcuni storici collegano addirittura alla protostoria.
Nel corso del Medioevo, la sua collocazione impervia la rese un rifugio e un baluardo imprescindibile contro le drammatiche incursioni saracene. Nonostante le alterne vicende belliche che videro le forze arabe espugnare e occupare la città in due riprese nel X secolo, Motta Sant’Agata mantenne intatta la sua centralità. Se i successivi periodi normanno e svevo restano avvolti da scarse testimonianze documentali, l’epoca angioina ne consacrò l’indipendenza istituzionale: diverse fonti dell’epoca rivelano infatti come la comunità fosse immune dal giogo feudale, godendo di una rara e fiera autonomia municipale sia dalla vicina Reggio sia dai territori limitrofi.
Questo lungo e glorioso cammino venne interrotto bruscamente il 5 febbraio del 1783, quando il catastrofico “flagello” sismico che colpì la Calabria meridionale rase quasi al suolo l’intero insediamento. Oggi, a distanza di quasi due secoli e mezzo da quel tragico evento, i ruderi superstiti continuano a emanare una suggestione straordinaria. Tra i resti della chiesa di San Basilio è ancora possibile scorgere un frammento di stemma nobiliare e, dietro un archivolto, delicate tracce di affreschi scampate al tempo. Poco distante, la chiesa protopapale di San Nicola, storicamente nota come la Cattolica, impressiona per la solidità dei suoi possenti muri perimetrali, dell’abside e della cripta archeologica, che accoglie numerose tombe ipogee. Alle spalle di questo scenario sacro, nel punto più alto e inaccessibile della rupe, si elevano i resti del castello, estremo difensore di una civiltà scomparsa ma mai del tutto dimenticata.